Description
La chiesa del Santo Volto è un luogo di culto cattolico della città di Torino costruito tra il 2004 e il 2006 su progetto di Mario Botta, concattedrale della città.
Storia
È stata costruita lungo la "Spina 3", ovvero quella parte del comune di Torino compresa tra i quartieri San Donato, Parella e Madonna di Campagna un tempo regno di fabbriche (Michelin, Teksid, Deltasider S.p.A., Pianelli & Traversa), acciaierie, poi decaduta e oggetto negli ultimi anni di interventi di riqualificazione urbana. Laddove negli anni '80 e '90 esistevano solo impianti industriali obsoleti e dismessi sono sorti, a partire dal 2000, un ipermercato, una multisala, un museo, centri per la ricerca in prossimità del fiume Dora Riparia ed una serie di fabbricati residenziali che una volta ultimati porteranno nella zona 15000 nuovi abitanti mentre le rive della Dora sono state progressivamente trasformate in un verdeggiante parco pubblico.
Nasceva dunque l'esigenza, come dichiarava il Cardinal Poletto, di "fornire il servizio religioso al nuovo quartiere" e di costruire, in forme monumentali, la prima chiesa del XXI secolo. L'edificio religioso è stato costruito in appena cinque anni ed ha occupato oltre cento lavoratori tra operai e professionisti.
La chiesa del Santo Volto si trova all'incrocio tra via Borgaro e corso Svizzera, a poca distanza dalla Dora mentre la parrocchia omonima è stata inaugurata l'8 dicembre 2006 dall'arcivescovo Poletto.
Descrizione
Architettura
La chiesa del Santo Volto, progettata dall'architetto svizzero Mario Botta, a pianta centrale, si compone di sette torri perimetrali alte 35 m, di una sala polivalente sotterranea e di una serie di locali nei quali trovano posto gli uffici della curia torinese per una superficie di 12000 m2. L'interno, molto luminoso grazie ai raggi di luce che penetrano perpendicolarmente dalle alte torri, ha una capacità di 700 posti. L'aula interna presenta l'altare rivolto verso la città.
Il vuoto che si crea all'interno nella copertura a forma di piramide è costituito dall'alternarsi di spicchi pieni e spicchi vuoti, che ruotano su un tamburo centrale che funge da perno. I volumi delle singole torri, svuotate al loro interno per funzionare da lucernari, poggiano al centro sul cilindro sospeso e perimetralmente su una coppia di pilastri.
Alle spalle dell'altare si staglia il Santo Volto della Sindone, cui è stato aggiunto l'effetto pixel, stilizzato con la tecnica dei mattoncini in marmo rosa di Verona posti in rilievo. Come elemento di continuità tra la preesistente acciaieria e l'attuale chiesa è stata lasciata la vecchia ciminiera: un campanile post-moderno, avvolto da una struttura metallica elicoidale che dà un senso di slancio verso la croce posta sulla sommità, all'altezza di 42 metri. Le campane invece si trovano ai piedi della ciminiera, di fianco alle gradinate che danno accesso al sagrato.
Il costo dell'opera si aggira intorno ai 30 milioni di euro: 12 da parte della diocesi, il resto dalla C.R.T., Compagnia di San Paolo e Regione Piemonte.
Organo a canne
Alla sinistra dell'altare, entro una nicchia, si trova l'organo a canne. Lo strumento è stato costruito nel 2006 dai Fratelli Ruffatti e dispone di 40 registri (dei quali 35 reali, 3 trasmessi e 2 digitali) per un totale di 2706 canne. La trasmissione è meccanica, con sistema elettrico di servoassistenza per i registri. La consolle è fissa, davanti al corpo d'organo, e dispone di tre tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32; i registri sono azionati da pomelli su più colonne ai lati dei manuali.
Le polemiche
All'interno della Chiesa torinese, la costruzione di quest'opera è stata preceduta da un ampio dibattito, che ha diviso in due sia il clero sia i credenti della città.
Don Carlo Carlevaris, il primo prete operaio della città, si pronunciò contro l'opportunità di stanziare 12 milioni per una costruzione del genere, essendoci a Torino situazioni di povertà a cui questo denaro poteva essere rivolto.
Il sacerdote espose le sue tesi pubblicamente, con articoli sul settimanale diocesano La Voce del Popolo e lettere nella rubrica Specchio dei tempi de La Stampa; l'opinione favorevole alla costruzione venne invece rappresentata da don Giuseppe Trucco, anch'egli ex prete operaio, che in seguito divenne il primo parroco del Santo Volto.
Chiamati dall'arcivescovo Severino Poletto a votare, i sacerdoti torinesi si esprimeranno a favore della costruzione della chiesa con una maggioranza molto risicata, 52 % contro 48 %, su un totale di 431 votanti.
In una intervista successiva all'apertura, Don Trucco ammise che "la chiesa in un anno ha spese per 50 mila euro e che tutte le contribuzioni dei parrocchiani non superano i 25 mila euro l'anno. E poi c'è la diocesi che ripiana il deficit attingendo da un terzo dell'8 per mille."
source https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_del_Santo_Volto_(Torino)
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